Alessandra, un’emozione chiamata Futura

L’omaggio è alla sua canzone preferita, ma il nome scelto per il ristorante simboleggia anche una visione positiva e, allo stesso tempo, oppositiva a tutto ciò che è accaduto negli ultimi anni tra terremoti e pandemia, cui si sono aggiunti i riflessi tragici di una guerra in Europa. Alessandra Di Paolo, classe 1988 di Chieti, ha sempre avuto la passione della cucina nel sangue, ma ha quasi dovuto attendere di avere la laurea in tasca prima di poter compiere la scelta della sua vita.

Polpo, zucchine e asparagi

Le nonne i suoi punti di riferimento

Una passione che ha due punti di riferimento ben precisi: le nonne Velia e Maria. «Le due nonne erano per me la cucina», racconta Alessandra. «Da chiunque di loro andassi, le trovavo sempre lì, in cucina, nel fulcro della casa. Sempre impegnate ai fornelli, o davanti al tavolaccio di legno a impastare. E io fin da piccola volevo cucinare insieme a loro le cose buone per la famiglia riunita a tavola».

Un desiderio accantonato per tanti anni, perché per una studentessa la passione per la cucina può diventare un ostacolo. «I miei genitori pensavano che cucinare fosse una perdita di tempo, soprattutto quando ho frequentato l’università», continua la giovane chef. «”Tu devi pensare a studiare”, mi dicevano sempre. Per questo a volte per cucinarmi qualcosa e divertirmi ai fornelli dovevo aspettare di restare sola a casa».

L’interno del ristorante Futura

La selezione alla scuola di Niko Romito

A tre esami dalla laurea, Alessandra legge il bando pubblicato dalla Regione Abruzzo sull’apertura dei corsi di cucina professionale della scuola dello chef Niko Romito. «Era il 16 novembre, e ricordo che dissi a mio padre: questa occasione non me la devo fare scappare! Ho inviato subito la mia iscrizione e sono stata convocata per il colloquio ai primi di dicembre». Arriva il giorno del colloquio e Alessandra parte alla volta di Castel di Sangro. Alla radio, durante il viaggio, trasmettono la canzone di Lucio Dalla: Futura, la stessa canzone che i genitori le cantavano quando era piccola. «C’era anche Niko Romito al colloquio», continua. «Alla fine mi dissero: “Se non ricevi nostre notizie entro il 24 dicembre vuol dire che non sei stata ammessa”. È stato il Natale più brutto della mia vita».

«Il giorno più felice della mia vita»

In effetti non arrivano notizie né il 24 dicembre e neanche dopo Natale. E neanche dopo Capodanno. «Avrei dovuto perdere ogni speranza, e invece ogni notte mi mettevo a letto, mi addormentavo e sognavo di stare all’Accademia con tutta la classe», racconta Alessandra Di Paolo. «Mi vedevo in aula, insieme agli altri allievi della scuola, mentre seguivo le lezioni. Fino a quando, il 5 gennaio 2014, alle ore 18, arriva la telefonata del direttore della scuola Niko Romito Formazione che mi avvisa che di lì a due giorni, il 7 gennaio, dovevo stare a Castel di Sangro per iniziare il corso. E mi spiegò che ero la diciassettesima in classifica (la scuola ammetteva solo 16 allievi), ma che all’ultimo momento un candidato ammesso aveva rinunciato al corso. Credo sia stato il giorno più felice della mia vita: ce l’avevo fatta, potevo cambiare il mio futuro».

Il risotto con le fave è uno dei piatti simbolo della cucina di Alessandra

La determinazione all’esame finale

Con il sostegno morale della famiglia, che asseconda in pieno la sua passione, Alessandra inizia le lezioni: sei mesi a Castel di Sangro e poi sei mesi di tirocinio ad Agnone, nel ristorante di un’altra allieva di Niko Romito: la Locanda Mammì. «Con Stefania mi sono sentita subito in famiglia, a lei devo la mia crescita umana e professionale, tanto che ho continuato a collaborare in cucina con lei tutte le volte che ne aveva bisogno», continua. «Finito il tirocinio è arrivato il giorno dell’esame finale. Il tema era il pesce e avevo deciso di portare un calamaro destrutturato con crema rosa, un piatto molto colorato. A causa di un equivoco in cucina, io ero l’ultima ad uscire, ho sbagliato i tempi della cottura, ma ricordo che mentre entravo in aula ho detto ad alta voce quello che stavo pensando: “il piatto deve comunque uscire”. E fui premiata per la mia determinazione».

Alessandra torna a lavorare alla Locanda Mammì, e segue Stefania Di Pasquo fino a San Paolo del Brasile, per partecipare alla Settimana della Cucina Italiana nel mondo. Quindi entra in una cucina stellata, quella di Villa Maiella della famiglia Tinari, a Guardiagrele, e nel 2015 vive un’altra importante esperienza con Stefania all’Expo di Milano, all’interno del padiglione Eataly. Infine quattro anni da Head Chef a Borgotufi, l’albergo diffuso di Castel del Giudice, in Molise.

Il ristorante Futura è in piazza San Giustino, nel cuore di Chieti

Galeotto fu il numero 7

Nel 2017 arriva la decisione di aprire un ristorante proprio. «Ho sempre amato la mia città, il mio territorio, e il mio sogno è stato sempre quello di tornare a Chieti», sottolinea la chef. «Mio padre mi segnalò la presenza di un bel locale in piazza San Giustino, nel cuore della città, e il 17 maggio del 2017 andiamo a fare un sopralluogo con il proprietario. Ricordo che mentre parlavamo mi accorsi che il numero civico era il 7, il mio numero fortunato, e anche se mi sembrava poco adatto per un ristorante pensai: “Diamo una possibilità a questo locale”.

Iniziano i lavori. Il locale ha il vincolo della Soprintendenza e ha bisogno di essere ristrutturato con grande attenzione. Poi arrivano due anni di lockdown, ma a far cadere nello sconforto Alessandra è soprattutto la lentezza della burocrazia. «È stato terribile», sottolinea la chef «non si vedeva mai la fine. Per cinque anni non sono mai andata in ferie, solo a giugno 2020 mi sono riposata prima di tornare a lavorare da Stefania. Poi, a gennaio 2022, ho rotto il cordone ombelicale con la mia amica e le ho detto: “Questa è l’ultima volta che sono tuo aiutante in cucina”.

Il sogno si avvera: apre Futura

L’8 maggio di quest’anno Futura ha aperto finalmente i battenti, arricchendo la città di Chieti di un ristorante elegante in pieno centro, con 50 coperti. «I miei piatti sono veri, di una cucina che definisco “goduriosa” e molto territoriale», dice Alessandra. «Non abbiamo un fornitore: io e mio padre andiamo alla ricerca spasmodica delle materie prime, che andiamo a prendere di persona, visitando di volta in volta piccole realtà e produttori sconosciuti. Utilizzo le nuove tecniche di cucina rimanendo legata alla tradizione. Il pane che produco è molto semplice, simile a quello casareccio, piuttosto compatto e con poca crosta, fatto con farina di Solina e di Senatore Cappelli».

Alessandra va molto fiera del suo Futura, che ha subito riscosso un ottimo gradimento. «Il cliente deve uscire soddisfatto dal mio ristorante, e conservare il ricordo di una cucina buona e attenta, fatta di profumi e sapori genuini», conclude con orgoglio la giovane chef.

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