Marchesi Frescobaldi e Accademia Niko Romito, brindisi a Gorgona

Molti sanno dell’esistenza dell’isola di Gorgona – nell’Arcipelago Toscano, a 37 chilometri da Livorno – solo per aver studiato la Divina Commedia, e precisamente il 33° Canto dell’Inferno. In un versetto Dante chiede a la Capraia e la Gorgona “di fare siepe ad Arno in su la foce”, per annegare i pisani ed evitare così che vengano condannati i figli innocenti del conte Ugolino.

Un versetto di grande forza drammatica, cui fa da contraltare l’unicità di un luogo la cui bellezza è stata preservata dalla presenza di una colonia penale agricola. Il carcere, attivo fin dal 1869, ha fatto in modo che l’isola rimanesse poco abitata e non visitabile dai turisti, rendendola un vero e proprio paradiso terrestre, attualmente inserita nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Dall’agosto del 2012 questa isola non è solo la colonia agricola dove i detenuti scontano il fine pena, ma è un polo di eccellenza per la produzione di un vino di grande personalità: il Gorgona.

Vigneto sull’isola di Gorgona

Dieci anni fa un’email…

La storia di questo vino ha inizio quando la direttrice del carcere dell’epoca inviò una email alle principali aziende vitivinicole italiane per chiedere se potevano prendere in considerazione un progetto sociale per la formazione dei detenuti. In poche parole, si chiedeva ai viticoltori di prendersi carico dell’ettaro di vigneto che si trovava sull’isola, insegnando ai detenuti la coltivazione delle viti e i metodi di vinificazione. A leggere l’email inviata anche alla storica azienda fiorentina Marchesi Frescobaldi (le prime notizie delle attività vinicole dei Frescobaldi risalgono al 1308) fu Eleonora Nesi Frescobaldi, moglie di Lamberto, che convinse il marito a visitare l’isola di Gorgona e, in seguito, ad accettare la collaborazione con la casa di reclusione. Quella dei Marchesi Frescobaldi fu l’unica casa vinicola a rispondere alla richiesta.

Nelle vigne un futuro diverso per i detenuti

A dieci anni da quella felice scelta, gli ettari coltivati a vite di uva Vermentino e Ansonica sono raddoppiati, e il progetto “Frescobaldi per il sociale” ha dato agli appassionati di vino bianco di tutto il mondo una produzione limitata e biologica di 9.000 bottiglie di Gorgona l’anno, e ai detenuti un’opportunità concreta per reinserirsi nella realtà lavorativa e nella comunità sociale. A rotazione, una ventina di detenuti viene assunta con regolare busta paga per lavorare nei vigneti o in cantina. «Quando un detenuto finisce di scontare la pena e si trova fuori dal carcere, è importante che abbia in tasca soldi e un mestiere», spiega Lamberto Frescobaldi. «A quel punto può scegliere, se tornare a delinquere o cercare lavoro nelle tante aziende vinicole che si trovano in Italia».

Fernando De Vito riceve la borsa di studio Marchesi Frescobaldi dallo chef Niko Romito

Festa con 101 ospiti e un giovane chef

Eleonora e Lamberto Frescobaldi hanno voluto festeggiare la decima vendemmia del Gorgona 2021 insieme a 101 ospiti. Tra gli invitati anche lo chef Fernando De Vito, ex allievo dell’Accademia Niko Romito e attualmente cuoco nella brigata del ristorante Reale, tre stelle Michelin. Il filo che lega lo chef 23enne all’azienda Marchesi Frescobaldi è la borsa di studio che l’azienda vitivinicola ha generosamente offerto all’Accademia per premiare il migliore allievo del 15° corso di cucina professionale. De Vito era accompagnato dal direttore dell’Accademia, Fabio Bucciarelli. Oltre ai rappresentanti della scuola di alta formazione di Castel di Sangro, erano presenti giornalisti, influencer e blogger provenienti da tutto il mondo.

La visita alla cantina del Gorgona

Dal borgo ai vigneti, dalla cantina al ristorante

A fare da Cicerone al nutrito gruppo di visitatori partito da Livorno e sbarcato con un traghetto allo Scalo di Gorgona è stato Carlo Alberto Mazzerbo, da sei anni direttore del carcere dell’isola. Dopo aver visitato il borgo dei pescatori (una Burano in miniatura con le facciate delle abitazioni dipinte dai detenuti), il gruppo è stato invitato a un rinfresco davanti al piccolo museo dell’isola che conserva i reperti di Villa Margherita, costruita su resti romani e attualmente sede del penitenziario. Quindi la visita ai vigneti e alla cantina, dove il vino viene affinato in orci di terracotta.

La visita si è conclusa con il pranzo al bar ristorante gestito dai detenuti, che hanno preparato vari finger food con l’aiuto della cuoca Fernanda, che vive sull’isola. Lamberto Frescobaldi ha tenuto a ringraziare il personale penitenziario, il direttore Mazzerbo, gli agronomi, gli enologi e i partner di questa avventura, come Simonetta Doni, autrice di tutte le etichette del Gorgona.

«Un vino simbolo di speranza e libertà»

«Questo progetto ci rende ogni anno più orgogliosi», ha esordito nel suo intervento Lamberto Frescobaldi. «Qui a Gorgona nei profumi e nei sapori c’è tutto: l’amore per l’isola, la cura e la passione dell’uomo, la speranza di una vita migliore, l’influenza del mare e un ambiente meraviglioso, che danno vita a un vino inimitabile ed esclusivo simbolo di speranza e libertà». È stata la moglie Eleonora a leggere il testo presente sull’etichetta del vino del decennale: «Questa decima vendemmia è dedicata a tutti gli uomini di Gorgona, ai direttori, alle autorità, alla polizia e agli educatori, ai partner e ai generosi sostenitori, a tutti coloro che hanno vissuto e raccontato il progetto Gorgona, ma soprattutto ai detenuti e agli enologi, che si sono messi in gioco imparando e insegnando un nuovo mestiere. All’unicità di questo progetto straordinario».

Il coinvolgimento dell’Accademia Niko Romito in questo progetto unico riempie di orgoglio anche la scuola abruzzese di alta formazione, che fin dalle prime lezioni insegna ai futuri cuochi a valorizzare e a promuovere le eccellenze territoriali, dando spazio alla sensibilità, alla professionalità, alla creatività e alla bellezza. E soprattutto ai valori che i prodotti rappresentano. Valori forti e unici, come quelli rappresentati dal vino Gorgona e dal progetto Frescobaldi per il sociale.

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