Il gusto educato

Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha MANGIATO BENE. Virginia Woolf

Monica MazzaCosa c’è di più comune dell’assaporare il gusto di una pietanza, quando si ha fame, e di trarne piacere? Cosa c’è di più naturale del rifiutarsi di mangiare quando non si ha fame o quando il cibo non è buono? Si tratta di esperienze quotidiane, fonti di piccole soddisfazioni o di piccole delusioni.
Il cibo che da tempi immemorabili era raro, difficile da conquistare per la maggior parte degli esseri umani e disponibile in maniera episodica, è diventato oggi abbondante, facilmente accessibile e sempre disponibile. Se prima la scelta alimentare era di necessità passabilmente monotona e legata soprattutto ad una questione di sopravvivenza, ora è diventata sempre più diversificata, basata sulle nostre attese edoniche. L’uomo quindi ha trasformato il cibo da semplice strumento di sopravvivenza a raffinata fonte di piaceri. Affermare che un alimento ha un gusto buono significa che procura sensazioni piacevoli.

Come fonte di piacere dell’esistenza, il cibo, ha quindi nella vita dell’uomo un ruolo fondamentale che va sicuramente al di là della sua pura funzione nutritiva. Il gusto e il piacere non sono attori comprimari, a parte facoltativi o ciliegine sulla torta. Essi orientano la scelta delle pietanze, stimolano o inibiscono l’uso della forchetta, e sono quindi parte integrante di quella funzione biologica fondamentale che è la nutrizione. L’interazione tra la funzione del gusto e l’assunzione di cibo è un importante settore di ricerca, di recente interesse, a causa dell’aumento dell’obesità nel mondo occidentale. Gli individui fanno scelte alimentari sulla base di una serie di fattori fisiologici, nutrizionali, ambientali e socioculturali. Tuttavia, le qualità sensoriali del cibo sono fondamentali per le preferenze alimentari, e il gusto, in particolare, può essere il fattore più importante nelle nostre scelte. Gran parte dei mezzi di cui l’organismo dispone per controllare l’alimentazione passa attraverso l’uso dei sensi, l’odorato e il gusto, dotati per apprendimento della sorprendente capacità di generare piacere, dispiacere o disgusto. Istintivamente, tutti noi percepiamo che consumare i cibi che ci danno più piacere può regalarci un grande senso di soddisfazione e rilassamento. Ecco quindi che il gusto diventa un qualcosa che si può affinare, educare al fine di rendere più completa e piacevole la propria esistenza.

Monica Mazza, Dipartimento di Medicina Clinica, Sanità Pubblica, Scienze della Vita e dell’Ambiente – Università degli studi dell’Aquila